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San Michele della Chiusa (immagine)
Localizzazione/Place collocation: nel territorio di Sant'Ambrogio
di Susa - da Torino: Autostrada A32 Torino-Bardonecchia, direzione Frejus;
uscita a Rosta per i pullman, ad Avigliana per le auto. Da Avigliana seguire
le indicazioni per i laghi e quindi per la Sacra di San Michele. Parcheggi
al piazzale Croce Nera (circa 10 minuti dall'abbazia).
Orari di apertura/Vìsiting hours: per orari aggiornati
consultare il sito www.sacradisanmichele.com
Fase cronologica/Chronology: il sito è stato frequentato
fin dal X secolo.
Storia del sito/Site history: Alla fine del X secolo, più
precisamente tra il 983 e il 987, un aristocratico dell'Alvernia, Ugo
di Montboissier, decideva di fondare sulla cima del monte Porcariano in
Val Susa, un monastero benedettino di obbedienza cluniacense destinato
a grande potenza e splendore. Ugo di Montboissier stava tornando da un
pellegrinaggio a Roma quando, per incitamento del papa Silvestro, fondò
la nuova abbazia che dedicò all'arcangelo Michele, e scelse per
essa un luogo straordinario sia dal punto di vista strategico che da quello
simbolico.
Essa infatti sovrasta e domina la strada di Francia, importantissima via
di transito di merci e pellegrini
Collocato inoltre a metà strada fra gli altri due santuari dedicati
in Occidente all'arcangelo, Mont Saint Michel sulla Manica e Monte Sant'Angelo
sul Gargano, la sua posizione ne fa automaticamente l'ombelico, il centro
del culto. Michele, settimo angelo dell'Apocalisse, è l'angelo
potente che San Giovanni vide descendentem de coelo amictum nube.
Il toponimo, come quello del Caprasio, sull'altro lato della valle si
riferiva agli animali che vi vivevano e fu presto modificato e nobilitato
in quello di Pirchiriano, la cui pretesa radice greca pyr (fuoco) faceva
riferimento ad una leggenda relativa ad un fuoco celeste che avrebbe avvolto
la cima del monte indicando il luogo da scegliere per il nuovo edificio.
La collocazione sul monte ha poi un significato simbolico sul piano spirituale.
Spesso il tema della montagna, del cammino in salita è stato assimilato
al concetto di ascensione spirituale e/o ascesi mistica e a questo scopo
spesso, come qui, la vetta del monte inglobata intatta nelle strutture
del complesso architettonico come Mont Saint Michel e Saint Michel d'Aiguilhe
(Le Puy).
Nel primo secolo di vita, grazie ai lasciti di pellegrini facoltosi e
agli interventi della curia pontificia, l'abbazia aumentò enormemente
la propria potenza e le proprie ricchezze specialmente nella Francia centrale
e meridionale. Si mostrò sempre fedele a Cluny e acerrima sostenitrice
delle proprie autonomie contro i vescovi di Torino territorialmente competenti.
Dalla Francia giunsero religiosi e un abate, Benedetto II, che fu tra
i più accesi sostenitori del movimento riformatore, favorevole
al centralismo papale e contrario ai vescovi di Torino, antiriformatori
e filoimperiali. Nell'XI secolo San Michele della Chiusa era una leggenda
culturale e spirituale. La sua biblioteca e la sua scuola di grammatica
avevano una reputazione europea. L'aristocrazia di passaggio vi sostava
spesso, lasciando ad ogni passaggio ricchissimi oboli, donando terreni
e costruzioni. All'alba del 1200 San Michele era al massimo del suo splendore
e si alleò con i Savoia in espansione al di qua delle Alpi. Il
declino cominciò sul finire del XIV secolo. Nel 1375 l'abate Pietro
si rifiutò di versare la sua quota per il sussidio straordinario
richiesto dalla sede pontificia al vescovo di Torino. Quel rifiuto determinò
un'inchiesta, avvelenata dallo scontro di potere in atto, che portò
ad un'accusa di corruzione e lascivia. L'abate e i monaci a lui più
legati vennero scomunicati. L'interdetto papale venne applicato nel 1379.
Dopo due anni l'abbazia fu costituita in commenda ed affidata alla protezione
di Amedeo VI di Savoia. Con la nomina dei commendatari, estranei alla
vita monastica e talora laici, cominciò la lenta agonia dell'abbazia.
Le guerre tra Spagna e Francia la videro spesso trasformata in fortezza
e destinata a subire guasti e devastazioni. Nel 1622 restarono soltanto
tre monaci e papa Gregorio XV ordinò la sospensione della vita
monastica in san Michele.
Fu Carlo Alberto nel 1836 a tentare di far risorgere a nuova vita il monastero.
Vi furono trasportate ventiquattro salme di principi di Casa Savoia già
tumulate nel Duomo di Torino e venne affidata in perpetuo ai Padri Rosminiani
che vi rimangono tuttora.
Descrizione del sito/Area description:
Dal piazzale del parcheggio la prima costruzione che si incontra è
il cd. "sepolcro dei monaci". Si tratta dei resti di un'antica
costruzione che si riteneva fosse una cappella cimiteriale, ma appare
più realistica oggi l'ipotesi che vede in questa cappella, a forma
ottagonale, la riproduzione del Santo Sepolcro, quasi un anticipo ai pellegrini
del Sepolcro di Gerusalemme; un luogo quindi di forte evocazione della
morte e resurrezione di Cristo, ma anche un richiamo alla Gerusalemme
celeste più ancora che a quella terrestre.
Oltrepassata la foresteria, fabbricato coronato da merli ghibellini, e
destinato ad ospitare i pellegrini in visita all'abbazia, ci troviamo
di fronte la maestosa mole del monastero "vecchio", un primo
ampliamento di quello fatto costruire dal fondatore Ugo di Montboissier.
Di antico rimangono solo le pareti esterne. Al termine del viale ci troviamo
di fronte un complesso di fortificazioni, che costituivano il baluardo
avanzato di difesa dell'abbazia. E che attraversiamo passando per un portale
difeso da una torretta. Siamo di fronte ora alla parte più imponente
dell'abbazia. Belle pietre squadrate formano l'altissimo basamento grigio-ferrigno
che sostiene le absidi verdognole della chiesa, con l'abside centrale
coronata da una galleria ad archetti (i viretti) che è fra i migliori
esempi di logge absidali romaniche.
I monaci di San Benedetto intrapresero il ciclopico lavoro nella prima
metà del XII secolo, proprio per creare lo spazio per ingrandire
la preesistente chiesa.
Varcato il portone di accesso, che si apre nell'alto basamento, ci troviamo
alla base dell'arditissimo scalone, che sale ripidissimo alla chiesa sovrastante,
aggirando il pilastro colossale (m. 18,36) che sostiene con i suoi quattro
archi in croce la sovrastante chiesa. Un tempo questo atrio era assai
sfruttato come sepoltura di uomini illustri: abati e benemeriti del monastero,
per cui prese il nome di "scalone dei morti".
In cima all'ultima rampa, a metà strada tra l'ingresso e il portale
della chiesa si apre il portale dello zodiaco. Sosta di meditazione, stimolata
dalla forza delle sue immagini e delle sue scritte epigrafiche prima di
compiere l'ultimo sforzo ed accedere al portale della chiesa, privo a
causa del rifacimento gotico, dell'iconografia tipica dei programmi apocalittici
degli imponenti portali romanici. La sequenza è incentrata sulla
meditazione dei frutti della giustizia e della malvagità.
Le sculture sono accompagnate da una serie di iscrizioni il cui significato
va ben al di là del generico "carattere didascalico moraleggiante"
e mostrano chiaramente modi e mani diverse:
Ø Nicholaus: autore oltre che dei due pilastri di alcuni capitelli
(capitello con Caino ed Abele, capitello con figure di litiganti) e delle
due basi figurate (una con leoni, l'altra con grifoni)
Ø Maestro di Rivalta: tagliapietre anonimo di estrazione lombarda
operoso altrove in Piemonte (capitello con la lussuria, capitello con
sirene e di quello con Sansone che abbatte il tempio
Ø Pietro da Lione, raffinatissimo artista che ha lasciato la sua
firma su un altare marmoreo della cattedrale di Susa
Gli scultori realizzarono sulla pietra programma e versi usciti dallo
stesso ambiente colto e aristocratico all'interno del quale, sotto l'abbaziato
di Ermengaudo (1095-1123) fu concepita la biografia di Benedetto II.
A destra salendo
l'ammonizione a compiere il bene per essere apparentati allo iustus Abel
nella salvezza e non essere travolti dall'ira del Signorequattro colonnine
due interne e due esterne di cui due elegantissime tortili sostenute da
quattro piedistalli marmorei,
due senza decorazioni,
uno floreale
uno ornato da leoni dalla coda fogliata che stanno prendendo in bocca
una palmetta, simbolo della vittoria in generale e. in questa accezione,
simbolo della vittoria di Cristo sulla morte (Leone = Cristo che vince
la morte = resurrezione). Già Isidoro da Siviglia aveva indicato
nel leone una rappresentazione di Cristo e/o ruolo di difensore del sacro.
Il leone infatti è sì un animale che dà la morte,
ma la morte è un passaggio ineliminabile per accedere alla seconda
vita.
STIPITE DESTRO: Nel mezzo fra le quattro colonnine è rappresentata
la totalità del cosmo organizzato
Ø Lato verso lo scalone: Le figure delle dodici costellazioni zodiacali
sono effigiate in undici cerchi formati da due rami intrecciantisi. I
cerchi sono undici perché il terz'ultimo verso il basso porta due
segni. Ogni figura ha il suo nome a fianco, inciso a stampatello con minuscoli
fregi. Ecco i nomi letti dall'alto in basso e corrispondenti ai dodici
mesi dell'anno da gennaio a dicembre: Aquarius, Pisces, Aries, Taurus,
Gemini, Cancer, Leo, Virgo, Libra, Scorpio, Sagitarius, Chapricornus.
Ø Lato interno: cd. "tralcio abitato", in realtà,
un albero che affonda le sue radici nella bocca di un mascherone rovesciato,
simbolo del mondo sotterraneo, così come la chioma esprime quello
superiore o celeste, segno di perpetua rigenerazione e quindi ancora una
volta della costante vittoria sulla morte. Inerpicati tra i rami esseri
umani e animali alati e non ma soprattutto in alto un piccolo bambino
puer parvulus nudo, l'unico in posizione frontale che pare sovrintendere
a tutto quell'affannarsi in salita. Esso ci riporta in mente la profezia
della nascita di Cristo in Isaia 11: "et egredietur virga de radice
Jesse, et flos de radice eius ascendet, et requiescet super eum spiritum
Domini
" ai bordi stanno questi due versi che terminano con
il nome dell'autore: "Vos qui transitis sursum vel forte reditis/vos
legite versus quos descripsit Nicholaus" (Voi che andate in su o
forse scendete, /leggete i versi che descrisse Nicolao).
Ø Sette capitelli. Dall'interno
1. (d) Floreale fantastico
2. (d) Simbolico. Scolpito su due soli lati. Contrapposizione fra lo "iustus
Abel ed il malvagio Caino"
Lato 1 : Caino ed Abele indicato come il favorito dalla mano che sostituisce
la figura di Jahvè fanno a Dio la loro offerta, come appunto dice
la scritta che sta sopra "Munus Abel gratum constatque Cain reprobatum
(Il dono di Abele è gradito, ma quello di Caino viene respinto).
Lato 2: Caino uccide Abele (violenza) per suggestione di una figura demoniaca
alle sue spalle che si afferra con ambedue le mani una lingua smisurata
tentando di strapparsela (menzogna)
"Justus Abel moritur cum fratris fuste feritur" (Il giusto Abele
muore ucciso dal bastone del fratello)
3. (d) Floreale fantastico
4. (d) Classicheggiante
5. (d) Classicheggiante
6. (d) Simbolico. Capitello con personaggi nudi accosciati che si afferrano
reciprocamente per i capelli (ira).
scolpito su due lati assai corroso dal tempo, mostra tre persone furibonde
che si strappano i capelli a vicenda. Rappresentazione dell'ira. La frase
scritta sull'abaco recita "Hic locus est pacis causas deponite litium"
(Questo è il luogo della pace - deponete ogni cagione di litigio)
7. (d) Simbolico - scolpito su due lati - avventure di Sansone (tradizionale
prefigurazione di Cristo)
Lato 1: Sansone viene arrestato e ubriacato da Dalila
Lato 2: Sansone scuote le colonne del tempio dei Filistei (concussit
fortiter
columnis cecidit domus super omnes principes et ceteram moltitudinem quae
ibi erat multoque plures interfecit moriens quam ante vivus occiderat)
A sinistra salendo
l'invito alla meditazione sul peccato che non solo impedisce la salita
al monte, cioè il processo di ascesi, ma scatena inevitabilmente
la collera divina.
Ø Tre colonnine: una sfaccettata e due cilindriche, sostenute
da
Ø Tre piedistalli
Ø Due senza decorazioni
Ø Uno formato da due grifoni affrontati che appoggiano il becco
d'aquila su una testa umana. Come il leone sull'altro lato simboleggia
il rapporto morte-risurrezione, l'anima razionale che ha raggiunto la
salvezza accedendo all'ultimo livello del processo ascensionale
Ø STIPITE SINISTRO: corrisponde a quello dello Zodiaco sul lato
destro
Ø lato verso lo scalone: è ornato di 16 costellazioni, racchiuse
in dodici riquadri ciascuna con il suo nome scritto sul lato destro. Si
susseguono dall'alto in basso , e cioè dalle prime, boreali, alle
successive, australi. Rovinata la prima in alto mancante anche del nome,
ecco i nomi delle altre 15: "Aquila, Delfinus - Pegasus, Deltoton,
Orion, Lepus - Canis - Anticanis, Pistrix, Eridanus, Centaurus, cetus,
Nothius - Ara, Hidra" Sul lato sinistro si legge questo verso "Hoc
opus ortatur sepius ut auspiciatur" (Questo lavoro invita ad essere
guardato più volte). Il primo verso della serie, proprio di fronte
a chi sale, gli altri versi sugli stipiti interni.
Ø lato interno: al centro cd. "tralcio abitato", in realtà,
un albero che affonda le sue radici nella bocca di un mascherone rovesciato,
simbolo del mondo sotterraneo, così come la chioma esprime quello
superiore o celeste, segno di perpetua rigenerazione e quindi ancora una
volta della costante vittoria sulla morte. Sulla cornice superiore "Hoc
opus intendat, quisquis bonus exi(t et intrat) - Questo lavoro lo interpreti
chi è capace. Sulla cornice inferiore "Flores cum beluis comixtos
ce(rnite)" - Si vedono fiori mescolati a belve. Con riferimento alla
profezia di Isaia.
Ø Sei Capitelli. Dall'interno
1. (s) Nel lato centrale figure femminili tormentate da enormi serpenti
che, strisciando sul loro corpo, addentano loro i seni e i piedi (la lussuria)
ovvero due donne che allattano quattro serpenti, le code dei quali si
mutano in teste che mordono i piedi delle donne stesse. Sulle facce laterali
del capitello vi sono scolpiti un uomo venerando, forse sacerdote e un
angelo (ovvero libera rappresentazione della Madre Terra).
2. (s) Quattro falconi in cerchio (raffigurazione simile nel pulpito di
S. Ambrogio a Milano)
3. (s) Classicheggiante
4. (s) Classicheggiante: rovinato da un fulmine
5. (s) Leone con testa di drago e occhio feroce, in marmo bianco roseo
6. (s) Tre tritoni: busti umani che s'innestano in code di pesce o sirene
(raffigurazione simile nel pulpito di S. Ambrogio a Milano)
La trabeazione che incornicia ambo i lati è formata da tre pezzi
marmorei, disuguali e mal connessi.
Oltrepassata la Porta dello Zodiaco ci troviamo allo scoperto sotto il
gioco di quattro imponenti contrafforti e archi rampanti, ultimati negli
anni 1935-1937, allo scopo di sostenere la parete meridionale della chiesa
che dava pericolosi segnali di cedimento. Una lunga scala di pietra conduce
alla porta d'ingresso della chiesa.
Alla chiesa si accede attraverso un grandioso portale romanico, incorniciato
da un gocciolatoio che termina a destra con la testa di un monaco incappucciato.
Chiaramente gotici e aggiunti tardivamente sono ai lati gli archetti gotici
trilobati. I battenti della porta furono fatti eseguire dal re Carlo Felice
nel 1826. Incastrata in alto, a sinistra del portale, una lapide funeraria
romana del I secolo d.C.
Appena entrati all'interno della chiesa, in fondo alla navata destra,
campeggia un grande affresco, attribuibile a Secondo del Bosco da Poirino
(1505) che raffigura in tre scene distinte la sepoltura di Gesù,
la Madonna morta (soggetto piuttosto raro) e la Madonna assunta. La chiesa
attuale, iniziata all'incirca a metà del XII secolo per ingrandire
la primitiva chiesa eretta da Ugo, fu ridotta in cattive condizioni dalle
frequenti incursioni nei secoli di soldati piemontesi, francesi e spagnoli
e subì numerosi restauri. Le absidi e la prima campata di archi,
sostenuta da due enormi pilastri rotondi, tutti in serpentino verde, furono
costruite per prime sopra l'atrio dei Morti, quando ancora si usava la
chiesa di Ugo. Al fondo dell'abside centrale campeggia un colossale San
Cristoforo del primo Cinquecento. Gli stipiti del grande finestrone dell'abside
centrale sono ornati da sei statue, rappresentanti l'arcangelo Gabriele,
la Madonna e i quattro Evangelisti. Nei capitelli viene rappresentato
in tutta la sua varietà il fantasioso bestiario medievale. Sotto
il pavimento della chiesa vi sono i resti della primitiva chiesa di San
Michele. Contemporaneo alle costruzioni dell'ultima parte della chiesa
(sec. XIII) è il massiccio campanile. Una torre alta fino al tetto
della chiesa con gli angoli listate di lesene e le facce ornate di pilastrini
pentagonali.
La parte verso nord ovest è tutta occupato dai resti del c.d. monastero
nuovo che si elevava per 5 piani ed era destinato ad ospitare i monaci
nel periodo di maggior splendore dell'abbazia. Fu il primo a rovinare,
tanto che una stampa del 1682 lo mostra già rovinato quasi come
noi ora lo vediamo.
Bibliografia/Bibliography: G. ROMANO (a cura di), La Sacra di
san Michele. Storia, arte, restauri. , Torino, 1990 - A.SOLARO FISSORE.Simbolismi
ascensionali in una meta di pellegrinaggio: il caso di San Michele della
Chiusa, in SERGI (a cura di.), Luoghi di strada nel Medioevo, Scriptorium,
1996. Per saperne di più ampia bibliografia nel sito citato.
Data ultima verifica sul campo: 15.04.2002
Data compilazione scheda: 16.04.2002
Nome del rilevatore e Gruppo Archeologico di appartenenza: Mauro
Marnetto - G.A.T.
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